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Trefiumi
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Foto d'epoca a Trefiumi

Inter flumina, è l'antico nome di origine latina (il borgo si trova tra due rami del torrente Cedra, quello di Valditacca e quello di Trefiumi appunto, che raccoglie anche le acque dei laghi Palo, Verdarolo e Scuro); dal nome latino è poi derivato Terfumna, il nome dialettale; che è Trefiumi in italiano.

Poche le anime residenti, un po' di più coloro che si ritrovano al paese, il sabato e la domenica, ma soprattutto in estate e in agosto quando, specie in occasione del Ferragosto e della grande festa di San Lorenzo (cui è dedicata anche la chiesa), non si contano i piatti di tortelli, i salami e le bottiglie di rosso toscano che i devoti abitanti, frequentemente riuniti in conclave nei borghi e nelle aie, sacrificano durante le brevi notti della fine dell'estate.
Con la prima luna di settembre la febbre delle feste nel borgo lascia il posto a una febbre molto più sottile e subdola, quella del fungo.
Ed ecco allora che gli orari si ribaltano: le luci nel borgo si spengono presto la sera, per accendersi presto la mattina. E le auto salgono, come in processione, verso i boschi comuni: gli infiniti castagneti della strada verso il Lago Ballano (1336 m), le faggete umide di Valditacca, quelle più alte e ventose del Passo del Lagastrello, le conche umide e i prati. Ognuno ha le sue fungaie, ognuno parte presto la mattina per poi tornare in paese, alla fontana a tre bocche dei Rinaldi (1849, anch’essa sovrastata da San Lorenzo), per sfidare e battere gli amici vantando il porcino più grande o il raccolto più ricco.
La febbre del fungo tormenta gli abitanti del piccolo paese per almeno 40 giorni, e talvolta anche di più, fino a quando sullo spettacolo del bosco fiorito di funghi cala un sipario ancor più spettacolare ed emozionante, il sipario bianco della neve.
Una passione si spegne e un'altra più grande si accende.
La passione candida è fatta di lunghe attese, di estenuanti nottate, di faticose spalate, e di delusioni annegate in un viaggio (due viaggi, tre viaggi …)
a Pratospilla (1350 m) per recuperare il bianco perduto. Trefiumi è stata località di sci, nei decenni ricchi del secolo scorso, piste e skilift sulla strada per il Ballano, ma non fu vera gloria. Oggi per sciare si può andare a Pratospilla, e al paese resta la magia dell’inverno con i borghi imbiancati da percorrere lentamente osservando le architetture di un tempo, immersi nel profumo della legna che brucia nelle stufe, in un’atmosfera ovattata dal bianco. E proprio come il fumo, spazzato dal vento di sud-ovest, flagello e delizia di questa parte di Appennino, anche l’inverno piano piano se ne va e lascia il posto alla primavera, con i crochi e i campanellini che sbucano dalla neve, le gemme dei faggi che si schiudono, e le orchidee che fioriscono nei castagneti. Stagione di pioggia e neve tardiva, la primavera, di prati verdi e cieli azzurri, che molto lentamente sbiadiscono nel celeste chiaro dei cieli estivi che annunciano l’inizio di una nuova stagione calda fatta di feste di piazza e di primi funghi.




  

Testo di Antonio Rinaldi


(Liberamente ispirato alla vita “Inter Flumina” di Pierpaolo Paracchini)

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